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Aforismi in Libertà

Try and Fail but Never Fail to Try.
(Steve Jobs)
21/9/2014

 

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05
Nov
2008
Mike Tyson PDF Stampa E-mail
LIBERAMENTE STORY - LMO Vintage/All Star Boxing
Scritto da Giovanni Gavassino   

Mike Tyson“Iron” Mike Tyson è da molti ritenuto l’erede naturale di Muhammad Ali come icona della boxe mondiale. Nell’immaginario comune, chi pensa al pugilato pensa a Tyson. La sua fulminante carriera, dal ghetto fino alla corona dei massimi,

unita ad una boxe semplice e violenta, hanno fatto sì che potesse essere capito da tutti, anche da chi non aveva alcuna familiarità con questo sport. La sua drammatica vicenda personale, inoltre, ha colpito le masse, inducendole come rarissime volte era accaduto in passato ad interessarsi ad uno sportivo al di là del suo valore atletico. Mike nasce a New York nel poverissimo Bedford-Stuyvesant, un quartiere popolare di Brooklyn. La madre, Lorna Smith, è una ex insegnante che è stata sposata con Percel Tyson, di cui ha conservato il cognome. Mike però è figlio di Jimmy Kirkpatrick, un manovale con cui la madre visse per alcuni anni e che ebbe da lei tre figli. Dopo aver sofferto di gravi disturbi al cuore, Jimmy decise di abbandonare il lavoro e con esso lasciò anche la compagna e i tre bambini. Non potendo far fronte alle spese per il mantenimento della famiglia, Lorna si trasferì a Brownsville, uno dei quartieri più pericolosi (e meno costosi) d’America. Qui le cose andarono di male in peggio: senza un padre, con una madre caduta nell’alcolismo, il giovane Mike visse un’infanzia terribile nelle strade del ghetto, senza istruzione e continuamente maltrattato dai suoi coetanei. Il suo carattere e il suo fisico non contribuirono di certo a rendergli la vita più facile. Da piccolo era infatti molto introverso e preferiva la compagnia dei piccioni a quella degli altri ragazzi. Nonostante la sua altezza ordinaria, ha un fisico molto sviluppato, che gli frutta soprannomi come “big head Mike”, per via della sua testa grande e del grosso collo, o “dirty Mike”, a causa degli abiti consunti per cui non hai mai ricambio. A dispetto della sua stazza ha una voce flebile e un lieve difetto nella pronuncia gli fa aspirare la esse, rendendolo ancora più ridicolo agli occhi dei suoi coetanei. “Little fairy boy”, questo un altro dei nomi impietosi che gli viene affibbiato. La situazione ha un epilogo violento quando Mike, esasperato, conclude che frutta più un pugno di una parola gentile e picchia sistematicamente chiunque osi prenderlo in giro. La sua reputazione nel quartiere si consolida e la gente comincia a rivolgersi a lui alternando unicamente due parole: Mike e Tyson. E

ntrato nel circuito delle gang, non passa molto tempo prima che venga destinato al riformatorio. E’ qui che si avvicina al pugilato, ad opera di un secondino di nome Bobby Stewart, ex medio-massimo professionista. Stewart decide di presentare Mike al leggendario allenatore Cus D’Amato. Col tempo, si sviluppa fra loro un legame affettivo profondo e nel settembre del 1980 Cus decide di accogliere Mike nella propria casa a Catskill, salvandolo dal riformatorio. Due anni dopo Lorna muore di cancro e Cus adotta legalmente un Tyson sedicenne, divenendo il padre che non ha mai avuto. Sotto la sua guida Mike disputa un’eccellente carriera da dilettante, con 48 vittorie su 54 incontri, spesso sopraggiunte prima del limite. Purtroppo, però, fallisce i Trials per la selezione olimpica del 1984. Il debutto nel professionismo avviene nel marzo del 1985, quando Mike mette ko al primo round Hector Mercedes in appena 77 secondi. Nel novembre dello stesso anno la sua vita è segnata dall’ennesima tragedia. All’età di 77 anni muore il suo allenatore e padre adottivo Cus D’Amato. Egli non potrà vedere il suo Mike, appena un anno dopo, salire sul trono mondiale dei massimi ad appena vent’anni compiuti, divenendo il più giovane campione dei pesi massimi nella storia del pugilato. Conquistato il titolo WBC sconfiggendo per ko alla seconda ripresa il canadese Trevor Berbick, riunificherà le sigle battendo prima James Smith della WBA e infine Tony Tucker per la IBF. Da li in poi è un vero e proprio regno del terrore che si protrae per tre anni: Pinklon Thomas, Tyrell Biggs, Michael Spinks, Carl Williams e il leggendario ex-campione Larry Holmes cadono sotto i suoi pugni. Nel 1988 Mike abbandona la vecchia squadra per passare sotto l’ala di Don King, indiscusso re dei promoter della boxe. Da qui il declino.

L’11 febbraio del 1990,  davanti ad un’esterrefatta arena di Tokio, viene detronizzato da James “Buster” Douglas. Alla decima ripresa viene centrato al volto da una serie di diretti, di cui l’ultimo lo spedisce ko. La corsa alla riconquista è lenta. Nei due anni successivi disputa (e vince) solo quattro incontri e nel 1991 viene bloccato dall’accusa di stupro della reginetta di bellezza Desiree Washington. Il processo che segue divide l’opinione pubblica di tutto il mondo e si risolve con la condanna a 10 anni di carcere (di cui 4 con pena sospesa). Tyson fa il suo ingresso nel carcere di Plainfield nel febbraio del ’92 e ne esce nel marzo del 1995, con uno sconto sulla pena per buona condotta.
Come tutto il mondo desidera e si aspetta, Mike non delude le aspettative, sbarazzandosi facilmente di alcuni pugili di medio livello prima di strappare il titolo WBC all’inglese Frank Bruno con un violento ko alla terza ripresa. Un solo round gli basta invece per annichilire Bruce Seldon e far propria anche la cintura WBA. L’appuntamento col boia è fissato per il novembre del 1996, in cui Tyson è chiamato a difendere il titolo WBA contro l’ex re dei cruiser: “the Real Deal”, Evander Holyfield. Mike si rende subito conto dell’abisso che separa Holyfield dagli altri suoi contendenti. Abituato a veder crollare i pugili nel giro di poche riprese sotto le sue bordate, é del tutto impreparato a fronteggiare un avversario potente quasi quanto lui e determinato a rimettere colpo su colpo. Subisce un knock down alla sesta e viene messo fuori causa all’undicesima per ko tecnico. Il mondo della boxe è attonito e su Tyson cominciano ad allungarsi ombre scure. La rivincita arriva il 28 giugno del 1997, a Las Vegas. I pugili si scambiano colpi terribili ed ancora una volta Mike si ritrova a fronteggiare un pugile che non ha paura di lui e che risponde con combinazioni precise e potenti. Durante il terzo round, un Tyson inferocito perde la testa e, posto dinnanzi alla prospettiva di una nuova sconfitta, morde l’orecchio dell’avversario, staccandone di netto una porzione. L’incontro viene risolto per squalifica a favore di Holyfield e la Commissione Atletica del Nevada decide di revocare la licenza a Tyson per un anno. Segue per lui un ritorno costellato dalle consuete vittorie per ko e la fine del sodalizio con Don King. Accusato il suo ex-promoter di avergli sottratto la cifra di 100 milioni di dollari, Tyson ne otterrà 14 dopo la vittoria della causa. Dopo altri 5 mesi di carcere scontati nel 1999 e l’ennesimo grande ritorno, cominciano a circolare seri dubbi sugli avversari scelti per affrontarlo. L’ultimo atto della sua carriera si consuma l’8 maggio del 2002 a Memphis, dove Iron Mike gioca la sua chance per il titolo contro il campione in carica, Lennox Lewis. La superiorità di Lewis diviene evidente col trascorrere delle riprese ed assume i toni di un vero e proprio passaggio d’era. Un devastante destro alla mandibola mette la parola fine al match e fa crollare Tyson all’ottava ripresa. Le Roi est mort. Vive le Roi.

Oppresso dai debiti, Mike dichiara bancarotta nel 2003 e l’anno successivo tenta un improbabile ritorno al fine di riassestare le sue finanze. I suoi propositi vengono infranti da Danny Williams, pugile dal mento di granito che dopo quattro brutali riprese lo spedisce al tappeto. La carriera di Tyson si concluderà nel 2005, dopo un ritiro alla sesta ripresa contro l’irlandese Kevin McBride. In tempi recenti è stato condannato a 360 ore di servizi sociali e al sottoporsi a controlli periodici dopo l’ammissione di dipendenza da sostanze stupefacenti. Attualmente le fonti riferiscono che abbia superato con successo ben 29 test antidroga e che trascorra la maggior parte del tempo con la sua famiglia. Un misto terrificante di talento e sregolatezza, “Iron” Mike Tyson è entrato a far parte dell’immaginario comune come il maggior esponente della boxe moderna. Negli ultimi decenni si sono avvicendati molti pugili di valore sul trono mondiale, ma nessuno ha potuto vantare un simile connubio di potenza e velocità, un’aggressività così brutale, da risultare schiacciante per ogni avversario. Amato ed odiato al contempo, Tyson è stato e sarà ancora per molti decenni la boxe del dopo Ali.

 

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