Spinta da una campagna editoriale che l’aveva proposto come “Il caso editoriale dell’Estate”, e dalla curiosità verso un autore di cui ho sempre sentito il nome ma di cui non ho mai letto nulla, qualche giorno fa mi sono ritrovata in libreria per acquistare “Indignazione” di Philip Roth. Mi informo sullo scrittore, e scopro che ha già pubblicato decine di libri e vinto molti premi, tra cui un Pulitzer nel 1997 per “Pastorale Americana”,
e così mi convinco che almeno sia valsa la pena di aver speso ben 17,50 euro per un libro di 137 pagine, ma questa è un’altra storia. La trama ruota attorno il viaggio di iniziazione alla vita di Marcus Messner, giovane ebreo di onesta famiglia lavoratrice, che in seguito ad uno screzio con suo padre, decide di andar via di casa per iscriversi ad un college distante 800 km da casa, spostandosi dalla sua città natale Newark, in New Jersey, fino in Ohio. Siamo nel 1951,e sullo sfondo delle sue vicende incombe la Guerra di Corea, spauracchio dei giovani ventenni come lui, che proseguivano gli studi per evitare la trincea: Marcus si ritrova così a dover affrontare un nuovo ambiente universitario, fatto di ferree regole religiose, che lui odia, di ragazzi ambigui e arrivisti, che lui odia, e del perbenismo americano del Mid-West, che egli odia altrettanto, ma poi scopre essere solo di facciata, almeno tra i suoi coetanei. Costantemente in bilico tra la vita, rappresentata dai suoi studi e dalla ragazza che frequenta, Olivia Hutton, e la morte, che si insinua con la Guerra, con la visione del polso tagliato della stessa Olivia, e con il ricordo ricorrente della carne macellata dal padre; costantemente attanagliato dall’episodio avvenuto durante il suo primo appuntamento con Olivia, e i falsi moralismi che non gli consentono di vivere appieno la sua esperienza e la sua vita, Marcus realizzerà così che da uno stupido litigio ed una apparentemente innocua decisione come quella di cambiare college, deriveranno delle conseguenze tanto travolgenti quanto inarrestabili, che potranno solo condurlo al peggio. Un romanzo che ci ritrae uno spaccato degli Stati Uniti degli anni ’50, ma che soprattutto ci regala questa figura di un ribelle solitario e sconfitto, seppellito da tutto ciò che ha tentato di combattere, e per cui ha una sola parola: Indignazione |
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