La recrudescenza del fenomeno neonazista è cosa decisamente diffusa in Europa, negli ultimi anni. Lo spirito nazista, mai del tutto sopito, si riaccende con una sorta di ciclicità in certe frange giovanili estreme, talvolta sposandosi con i temi classici della xenofobia e del razzismo, talaltra affiancandosi al deprecabile fenomeno del tifo violento, tornando a far parlare di sé.
In pieno quartiere esquilino, a Roma, CasaPound è uno degli esempi maggiori di centro sociale neofascista in Italia. Il nome è chiaramente ispirato ad Ezra Pound, pensatore nazista che a cavallo tra le due Guerre non mancò di avvicinarsi al Fascismo di Mussolini, manifestando per esso grande ammirazione. Nella sezione “chi siamo” del suo sito internet, CasaPound si definisce un'associazione di promozione sociale regolarmente costituita e riconosciuta. Il suo fondatore Gianluca Iannone deve, tra le altre, la sua notorietà al fatto d'essere leader del gruppo musicale Zetazeroalfa, il cui pezzo più famoso è probabilmente Cinghiamattanza, sulle cui note rock e le parole pomposamente violente gruppi di giovani neofascisti pogano prendendosi a cinghiate. Volendo tralasciare l'aspetto giuridico, che imporrebbe forse un controllo maggiore su associazioni, partiti e organizzazioni che sembrano fare apologia del fascismo, pratica che, è bene ricordarlo, in Italia è reato ai sensi della legge n°645 del 20 Giugno 1952, viene da chiedersi come mai un numero sempre crescente di individui sia attratto da queste manifestazioni che eufemisticamente potremmo definire di blanda devianza giovanile. Il culto delle divise nere e delle teste rasate, l'elogio della forza fisica, l'utilizzo, almeno a certi livelli, di basse marinetterie espressive, la distorsione di un passato che fu violento e drammatico e viene rielaborato come mitico e auspicabile: cos'è che affascina i giovani, in tutto questo? È la stessa violenza degli stadi e delle risse del sabato sera? Gli stessi episodici e trascurabili fenomeni amplificati dalla macchina potente dei media? Ogni risposta risulterebbe banale e vuota. La preoccupazione maggiore è quella che si possa convogliare un comprensibile e a suo modo normale disagio giovanile verso valvole di sfogo pericolose. Temibili nell'immediato, poiché potenzialmente violente, e a lungo termine, come portatrici di idee antidemocratiche della società. A Roma la presenza nera si percepisce: è palpabile, in certe strade piuttosto che in altre, riecheggia nelle scritte razziste che compaiono sui muri, trasuda da certi crani lucidi che si incontrano lungo il cammino. E non aiuta certo a sentirsi sicuri. |
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