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Aforismi in Libertà

Anche dormire è una forma di critica, specialmente a teatro.
(George Bernard Shaw)
LMO 21 Maggio 2010

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03
Feb
2010
Sulla giustizia italiana

Scritto da Fabio Franchi,

Pagina vista : 122    

Pubblicato in : ATTUALITA', Mondo

Tags : giustizia politica processo breve Berlusconi Costituzione immunità

TogheLa prima domanda è: funziona la giustizia nel nostro Paese? La risposta è no. Basta leggere l’ultimo rapporto Doing Business 2009 per scoprire che l’Italia è al 156esimo posto su un totale di 181 Paesi. Se pensate che questo giudizio sia troppo severo nei nostri confronti, allora, vi consiglio di leggere il libro di Stefano Liviadotti, L’Ultracasta, per fuggire qualsiasi dubbio in merito.

Il libro spiega in modo impeccabile perché quella dei giudici e dei pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Insomma, ce n’è abbastanza per far suscitare al lettore la voglia non solo di una riforma della giustizia, ma di una vera e propria rivoluzione. La seconda domanda allora è questa: il ddl che servirà ad introdurre una sorta di processo “breve” in Italia risolverà tutti i nostri problemi? La risposta è: probabilmente no. Però, bisogna innanzitutto specificare che ridurre ad un massimo di sei anni (due per ogni grado di giudizio) la durata del processo, e solo per i reati meno gravi, non equivale a rendere un processo troppo veloce, anzi: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo considera congrui quattro anni, includendovi anche il tempo delle indagini (che invece nel c.d “processo breve” sarebbe escluso). Quello della giusta durata del processo è un principio sacrosanto del diritto sancito anche nel nostro ordinamento. Ma affinché questo solenne principio venga rispettato occorre prima di tutto una riforma organica della giustizia, e cioè regole che puntino ad incrementare l’efficienza e la produttività dell’intero sistema.

Terza ed ultima domanda, secondo me fondamentale: all’imperfetta magistratura italiana può essere attribuito anche un carattere politico? Non posso non riconoscere nelle parole di Ernesto Galli Della Loggia un fondamento di verità quando afferma dalle pagine del Corriere che “il semplice fatto che il presidente del Consiglio sia raggiunto da un avviso di garanzia, inquisito o addirittura portato in giudizio […] possiede un'indubbia e drammatica valenza politica, e poiché negli ultimi quindici anni è capitato […] in un modo o in un altro oltre un centinaio di volte, è difficile negare, di conseguenza, che nell'Italia di oggi essa (la magistratura, ndr) abbia pieno titolo ad essere considerata alla stregua di un attore politico vero e proprio”. A decidere chi governa e chi sta all’opposizione dovrebbe essere il popolo sovrano e non la sentenza di un giudice. Nella Costituzione infatti, “insieme all'autonomia della magistratura, i Padri Costituenti, cioè i vari De Gasperi e Togliatti, inserirono l'istituto dell'immunità parlamentare: non lo fecero perché erano dei malandrini, ma perché ritenevano quella norma necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico” (A. Minzolini).

Sulla giustizia italiana
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