Cosa potrebbero sognare di più i coniugi Balotelli di Concesio, un piccolo paese del bresciano? Neanche loro avrebbero potuto immaginare un futuro più roseo per il loro bambino, affidatogli dal tribunale nel 1993. Tutti potremmo pensare che un ragazzo di colore, proveniente da una famiglia di immigrati ghanesi che l’hanno abbandonato in un ospedale lombardo, sia il primo a sapere quanto può essere dura e crudele la vita, avendolo sperimentato sulla propria pelle. E invece no.
Forse per caso o forse volutamente, con l’arrivo della nuova stagione le porte del Vittoriano si aprono a una mostra che sicuramente della primavera è una delle più lusinghiere ammiratrici, intitolata appositamente “Da Corot a Monet: la sinfonia della natura”. L’esposizione, che durerà sino al 29 Giugno, si snoda in un percorso di 170 quadri che riassumono l’esperienza del realismo romantico della “Scuola di Barbizon” e dell’Impressionismo, termina poi con le “Ninfee”, quadro emblema della pittura” en plain-air”, dipinto che racchiude in sé tutta la filosofia di Monet, capofila di tale movimento.
Il gruppo C ospita Inghilterra, Stati Uniti, Algeria e Slovenia.
Inghilterra
Il calcio moderno, si sa, l’hanno inventato gli inglesi. Lo ripetono ad ogni piè sospinto e si sono persino rifiutati di partecipare alle prime edizioni dei Mondiali, per non abbassarsi al livello degli avversari, almeno a loro dire. Trascorsi oltre 150 anni dalla stupenda invenzione, il palmares dei Leoni d’Albione è però fermo ad un solo Mondiale, vinto nel 1966 in casa, grazie al gol-fantasma più famoso della storia. Magri risultati, per tirarsela tanto. Volendo arricchire la propria vetusta bacheca, i dirigenti della FA hanno quindi pensato bene d’ingaggiare il miglior allenatore su piazza: Fabio Capello, con l’esplicita “mission” di trionfare. Per vincere nella patria del 4-4-2, non poteva che essere questo il modulo prescelto.
Passiamo al girone B, quello di Argentina, Nigeria, Corea del Sud e Grecia.
Argentina
La grande favorita, del girone e, sulla carta, anche dell’intero Mondiale. Valori tecnici inimmaginabili per altre formazioni, completati da una difesa insuperabile ed un centrocampo granitico: questa sarebbe l’albiceleste. Sarebbe, perché la presenza in panchina di Diego Armando Maradona, imprevedibile tanto nei dribbling quando calcava il terreno da gioco, quanto nelle balzane scelte da ct, rende impervia la strada della Nazionale verso il successo.
Quest’articolo è il primo di una serie volta ad analizzare nel dettaglio gli 8 gironi che compongono il Mondiale 2010.
Si parte dal Gruppo A, quello che ospita Sudafrica, Messico, Uruguay e Francia.
Sudafrica
Testa di serie del girone è la Nazionale ospite, il Sudafrica di Carlos Alberto Parreira, colui che, aiutato da Franco Baresi e Roberto Baggio, portò il Brasile alla vittoria mondiale nel 1994. Scrutando la lista dei 23 giocatori convocati dal selezionatore brasiliano, si può subito notare un tasso tecnico abbastanza limitato, persino nel confronto con la rosa che partecipò alla Confederations Cup del 2009. Tanti i giocatori provenienti dal campionato sudafricano, ben 15, cosa che potrebbe costituire un vantaggio dal punto di vista ambientale, ma che non può che sollevare dubbi in relazione al basso livello della competizione nazionale.
Dopo 12 anni di stop, a causa del conflitto mondiale, rivive, nella sua quarta edizione, la Coppa del Mondo.
Ad ospitare la competizione è il Brasile, unica candidata: l’Europa è, infatti, ancora provata dalla lunga guerra e la FIFA non ci pensa due volte ad affidare l’organizzazione al Paese sudamericano.
Vi prendono parte 13 squadra: ci sono l’Italia (campione uscente) e l’Inghilterra (che finalmente decide di misurarsi contro le altre nazionali), ma non la Scozia (arrivata seconda nel girone di qualificazione, decide di dare forfait, nonostante anche la seconda posizione garantisse la partecipazione), la Germania ed il Giappone (responsabili delle atrocità del conflitto mondiale). Poco prima del torneo viene squalificata l’India: alla nazionale asiatica non viene permesso di giocare a piedi nudi, come invece richiesto dai giocatori.
La storia dei Mondiali di calcio ha inizio nel lontano 1930 al di là dell’oceano Atlantico.
1930. Nazione Ospitante: Uruguay.
Vincitore: Uruguay.
La prima edizione si svolge, infatti, in Uruguay. La scelta ricadde sul paese sudamericano come “premio” per la medaglia d’Oro conquistata dalla Nazionale uruguagia nelle Olimpiadi del 1928.
; line-height: 15px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; color: #333233; margin: 0px">Le rappresentative partecipanti erano 13: mancavano molte squadre europee (tra cui l’Italia e la Germania) che declinarono l’invito a causa delle onerose spese di viaggio che avrebbero dovuto affrontare.
Inoltre non vi parteciparono l’Inghilterra e la Scozia, che non gradivano partecipare ad una competizione del genere in quanto, ritenendosi i Paesi inventori del gioco, erano da considerare “Campioni Mondiali a prescindere” (e con questa motivazione non parteciparono a nessuna edizione fino al 1950).
Quella che inizierà l'11 Giugno 2010 a Johannesburg, con l'incontro tra il Sudafrica, Nazione ospitante, ed il Messico, sarà la 19° edizione del Campionato Mondiale di Calcio, la prima in un Paese africano.
La scelta del Continente Nero quale location è stata presa dalla Fifa con l'idea di disputare il Mondiale a rotazione in ogni confederazione, proposito poi abbandonato al momento di scegliere il Paese ospitante della rassegna iridata nel 2014 (Brasile).
Il 25 e 26 maggio 2010 alle ore 21.00 presso il Teatro delle Muse in via Forlì, 43 (Metro Bologna) la Compagnia Teatrale DoveComeQuando presenta lo spettacolo "L’Ispettore", dall'opera di Nikolaj Gogol’. Un testo ironico e sempre attuale che racconta di come l'uomo, sfruttando ogni forma di potere per il proprio interesse, si possa ritrovare in situazioni grottesche e paradossali.
La solitudine indefinita di una notte cittadina, personaggi come spettri, manichini fragili di loro stessi. Corporei eppure surreali, emananti scie di dialogo che non concludono e non comunicano, ma sanno permeare l’aria con la loro insostenibile pochezza.