George Clooney riconferma il suo amore per il nostro paese con The American, storia oscura di una redenzione impossibile. Con questo film il divo e produttore statunitense cerca di dare una sterzata alla propria immagine e aggiungere al proprio curriculum un personaggio tormentato e pieno di contrasti.
Il fascino di un certo tipo di cinematografia, fatta di muscoli, pallottole e tante, tante esplosioni è “duro a morire”: mette a nudo il lato più istintivo e ferale dell’uomo, e regala ogni volta un paio d’ore di intrattenimento politicamente scorretto, una continua ed esaltante applicazione della più ferrea legge del (molto) più forte, condita da battute di un’ironia che solo i veri duri sanno esprimere al meglio. Anche se nuove figure si affacciano dal grande schermo per ereditarne i ruoli, i veri trascinatori del genere sono così noti da essere entrati nell’immaginario collettivo e si sono (quasi) tutti raccolti in I Mercenari, vera summa dell’action movie di vecchia scuola.
In un periodo in cui le novità (e le risorse) scarseggiano non è casuale trovarsi di fronte all’ennesimo remake opportunistico made in USA; specialmente quando la saga in questione viene ormai annoverata tra i filoni cult per adolescenti - non a caso la fascia di mercato più redditizia e indubbiamente il target più consumista.
Ha rischiato di non vedere la luce in Italia il quinto lungometraggio del regista spagnolo Alejandro Amenàbar – da rimarcare soprattutto il suo “Mare dentro” e “The Others”. Qualcuno aveva paventato anche l’intervento censorio del Vaticano, ma è stato lo stesso cineasta a confutare l’ipotesi. Fatto sta che il film è uscito ad Ottobre in Spagna, riscuotendo ampi consensi e ottimi incassi un po’ in tutto il mondo, mentre la svolta nostrana c’è stata solo a Febbraio grazie a Mikado, in seguito a pressioni della carta stampata, fino a vere e proprie petizioni popolari.
Ubisoft e Disney: accostare questi nomi crea un potente binomio, che unisce due delle realtà più importanti dell’intrattenimento videoludico e cinematografico dei nostri giorni. Tale accostamento è all’origine della realizzazione - affidata alle esperte mani di Mike Newell - dell’adattamento cinematografico di una saga di videogiochi che vanta una storia più che ventennale, scolpita nella memoria di chiunque abbia preso in mano un joypad: Prince of Persia rappresenta infatti innanzitutto un omaggio coerente e rispettoso del mito e dell’universo cui Jordan Mechner diede vita nel lontano 1989.
Inaspettata e sorprendente, la volpe in stop motion di Wes Anderson approda sul grande schermo e travolge chiunque, grandi e piccoli. Mr. Fox è una sorta di fuoriclasse della sua specie: arguto e brillante, adrenalinico e astuto cacciatore di pollame, riesce sempre a trovare qualche espediente geniale per farla franca, diventando una leggenda per tutti i fattori della zona, che tentano invano di farle a lui, “le penne”.
Ci stavamo ormai facendo l’abitudine, ma dopo mondi fiabeschi, alieni dalla pelle blu, cappellai matti e animali parlanti tridimensionali, Scorsese ci riporta finalmente sulla terra ferma (si fa per dire!) e senza il tanto agognato 3D. Shutter Island dimostra come un’ottima sceneggiatura possa ancora rappresentare il miglior ingrediente per un effettivo coinvolgimento del pubblico, a discapito degli investimenti faraonici del cinema più recente nelle nuovissime tecnologie, in grado di promuovere solo una spettacolarizzazione della finzione più diretta e fruibile al grande pubblico.
In una Puglia calda e assolata, anzi, più precisamente in un Salento ritratto nella sua veste di inizio secolo e in quella odierna, Ferzan Ozpetek srotola, fila dopo fila, la storia della sua nuova pellicola “Mine Vaganti”. Ancora una volta l’oggetto principale è il contrasto tra un’omosessualità nascosta per anni, il malessere interiore e i piccoli segreti, e l’immagine di una famiglia borghese conosciuta e rispettata in tutta la città di Lecce.
Il sergente Will Montgomery, tornato ferito e decorato dalla guerra in Iraq, è prossimo al congedo, ma nei tre mesi che mancano viene incaricato di condurre un’ultima missione, che lo pone di fronte a difficoltà alle quali non è stato mai addestrato: ogni guerra ha i suoi caduti, e sarà lui a notificare il decesso dei soldati ai loro congiunti.
Cosa fare, dopo anni che stai con la stessa persona e questa sembra proprio non voglia capire che è giunta l’ora di fare il grande passo e azzardare la proposta di matrimonio? Facile, approfittare delle vecchie tradizioni e dare il via ad un divertente road-movie attraverso le coste irlandesi!