Duilio Loi è stato probabilmente il più grande pugile italiano del dopoguerra e la International Boxing Hall of Fame lo ha inserito di diritto fra i più grandi di ogni epoca. In una corsa durata quattordici anni diede l’assalto al titolo italiano e al titolo europeo, raggiungendo infine la corona mondiale.
Evander Holyfield nasce ad Atmore, Alabama, il 19 ottobre del 1962, ultimo di ben nove fratelli. Suo padre ben presto abbandona la famiglia al suo destino, e la mamma, Annie Laura Holyfield, decide di trasferirsi coi figli ad Atlanta nell’estate del 1964 in cerca di migliori condizioni di vita. L’abbandono del padre e la tenacia della madre impartiranno al giovane Evander una dura ma preziosa lezione di vita, che egli non smetterà mai di portarsi dietro per tutta la sua carriera. “Il duro lavoro è la chiave per raggiungere i tuoi sogni”, soleva ripetergli la madre: questa frase dal sapore profetico si rivelerà più esatta di quanto chiunque avrebbe osato immaginare all’epoca.
Roberto Duran è stato sicuramente uno dei più devastanti pesi leggeri nella storia del pugilato. Divenuto universalmente famoso per la potenza dei suoi pugni, che gli valsero il minaccioso soprannome di “Manos de Piedra”, ebbe una carriera lunghissima, fatta di 120 incontri totali, di cui 104 vittorie e solo 16 sconfitte.
Joe nasce a Beaufort Sud Carolina il 12 gennaio 1944 ma si trasferisce subito a Filadelfia dove trova un posto di lavoro in un mattatoio. Il giovane ragazzo di colore ha un fisico non propriamente atletico, anzi piuttosto paffuto, così si reca in una palestra di pugilato con la ferma intenzione di perdere peso. Ben presto, tutti si accorgono del suo talento e Joe disputa una eccellente carriera da dilettante, vincendo tutti gli incontri da lui disputati, molti anche per ko.
James Jackson Jeffries nacque a Carroll, Ohio, il 15 Aprile del 1875 ed intraprese la carriera di pugile professionista all’età di soli vent’anni. Nel 1891 la sua famiglia si trasferì a Los Angeles, in California, e il giovane “the Boilermaker”, come tutti lo chiamavano, cominciò la sua scalata al titolo mondiale dei pesi massimi. Fra le sue prime vittime illustri figurano Peter Jackson, grande pugile nero di origine australiana con cui il campione dell’epoca, Sullivan, rifiutò di combattere perché di colore. Nel giugno del 1899, a Brooklyn, ebbe ragione del terribile Bob Fitzsimmons, pugile coriaceo e dotato di grande potenza, riuscendo infine a far proprio il titolo mondiale dei pesi massimi.
Rubin Carter fu un pugile statunitense la cui tragica storia, divisa fra il ring e il carcere, tenne col fiato sospeso l’America per quasi due decenni, ed ispirò il film “The Hurricane”, con Denzel Washington. Carter nacque a Paterson, nel New Jersey, il 6 maggio del 1937. I genitori provvedevano senza problemi al sostentamento e all’educazione dei loro sette figli, ma Rubin cominciò ben presto ad avere problemi con la giustizia e fu destinato, a soli quattordici anni, al riformatorio.
“The Rumble in the Jungle” è stato senza ombra di dubbio uno degli avvenimenti sportivi più famosi nella storia della Noble Art. Secondo forse per intensità al mitico “Trilla in Manila”, sfida decisiva tra Ali e Frazier, ha rappresentato non solo l’incontro fra due pugili di incommensurabile valore, ma soprattutto lo scontro di due stili di vita, modi di pensare, culture completamente diversi. Da un lato Muhammad Ali
“Iron” Mike Tyson è da molti ritenuto l’erede naturale di Muhammad Ali come icona della boxe mondiale. Nell’immaginario comune, chi pensa al pugilato pensa a Tyson. La sua fulminante carriera, dal ghetto fino alla corona dei massimi,
Considerato uno dei pesi massimi più forti nella storia del pugilato, Rocky Marciano fu l’unico uomo a detenere il titolo del mondo e a ritirarsi imbattuto dopo 49 vittorie (e ben 43 ko) su 49 incontri da professionista.