Torna Fefé! aspetto la sua lettera, quella che lei ha messo nelle tue mani fidate. Giusto ora che la tormenta ha dismesso vigore, accostati alla dimora del dannato. E smorza le attese.
Domani andrò prendere informazioni generali sul tempo che fa quando la neve si scioglie su di te. Non tornare indietro a chiedermi perché c’è un uomo che si impicca col cappio legato al gancio di luna. Recita i versi che ha lasciato il mio silenzio, le parole dell’oblio intanto che cerco il volto di Dio.
Sarà il sarcasmo di brillanti bugie a farmi ridere avendo il cuore affranto; sarà il cappello nuovo che mi tiene al caldo quando il mondo è più freddo; sarà che non ti va di essere amabile come sei e la tua mano è stanca già, sarà che è stanca di carezzare mentre decidi se partire, venire o stare a guardare.
Dorme la gente, sotto la coperta di stelle di questo cielo che non sembra più buio; dentro le loro case, dentro i loro rifugi, senza un fruscio che possa svegliarli,